Login Form



Chioggia e la pesca


 

Il Mercato Ittico al ingrosso

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Mercato Ittico all'ingrosso rappresenta il centro nevralgico del comparto ittico di Chioggia e segue nella sua attività l'evoluzione delle esigenze commerciali della città.

L'attuale Mercato Ittico viene inaugurato nel 1960; una costruzione tecnicamente ancora valida, costruita sull'Isola Cantieri, tra i due porti canale del Lusenzo e San Domenico e collegata, con l'imbonimento di un breve tratto di canale, al ponte translagunare che unisce Chioggia a Sottomarina.

Dispone di una superficie di circa 11.000 mq., 5.000 dei quali coperti da un ampio padiglione centrale, due grandi piazzali laterali scoperti dove attraccano i pescherecci, direttamente dai porti canale, tre nuove palazzine a due piani, poste all'ingresso del Mercato ospitano gli uffici della Direzione, della Cassa di Mercato, il bar ristoro, gli uffici dei Veterinari e del Servizio di Vigilanza, la sala riunioni, la carovana facchini, i servizi igienici.

Il rifornimento di ghiaccio in mercato è assicurato da tre box assegnati a commercianti all'ingrosso di ghiaccio.

A Nord del Mercato, disposti su due file, e a piano terra della nuova palazzina lato est, trovano allocazione 50 box-magazzino, dati in concessione ad altrettanti commercianti locali e non.

Nella sala delle aste, su due file contrapposte, sono ricavati 14 "posteggi" di vendita con annesso box-magazzino, di circa 150 mq. ciascuno, 6 dei quali in concessione alle cooperative della pesca e 8 a ditte locali.

Già negli anni sessanta si commercializzavano prodotti ittici di mare - locali, di importazione nazionale ed estera - delle valli da pesca e dei vicini fiumi. Infatti, iniziò ben presto l'insediamento delle prime ditte di lavorazione e trasformazione di prodotti ittici freschi e congelati, si ebbero i primi grossi investimenti, sorsero numerosi allevamenti di cozze nella Laguna Veneta e i primi centri di stabulazione e di raccolta per molluschi bivalvi.

Il fatto che nel Mercato Ittico di Chioggia, si commercializzino contemporaneamente prodotti locali e di importazione comporta un grande interesse da parte di commercianti, provenienti da località anche molto lontane. Oggi vengono commercializzate nel mercato tutte le specie e qualità di prodotti freschi, conservati, congelati, surgelati, trasformati, lavorati, affumicati, essicati, confezionati, ecc., provenienti da tutti i Paesi del Mondo.

Anche le regioni della vicina ex-Jugoslavia sono diventate discrete fornitrici di prodotti ittici del nostro Mercato: questi prodotti sono gli stessi dei nostri pescatori perché provenienti dalla stessa zona di mare.

Tale caratteristica rappresenta la peculiarità di un grande Mercato: la concentrazione di quantitativi ingenti di prodotti ittici e l'ampia gamma di prodotti garantisce sempre un approvvigionamento soddisfacente a beneficio dei commercianti.

Il mare, la laguna, le valli da pesca, gli allevamenti in laguna e a mare di molluschi bivalvi come doni naturali e l'esercizio da parte della marineria di Chioggia di tutti i tipi di pesca possibili (strascico, volante, coccia, rapido, turbosoffiante, nasse, palangari, reti da posta fisse, cogoli, ecc.) permettono l'apporto al mercato di una vasta gamma di prodotti ittici freschi.

Inoltre, nel Mercato Ittico all'Ingrosso di Chioggia si effettuano due tornate di vendita (aste) giornaliere, una alla mattina ed una pomeridiana e il sistema amministrativo del mercato permette la riscossione immediata del prezzo di vendita da parte dei conferitori ittici (pescatori e venditori).

La garanzia della riscossione immediata delle vendite e le altre caratteristiche del mercato suesposte fanno sì che il Mercato di Chioggia rappresenti tuttora un punto di riferimento nazionale ed europeo nella commercializzazione dei prodotti ittici.


Tipi di pesca

La coccia volante
Questo metodo di pesca viene svolto da una coppia di barche di circa 20 metri.
Di solito le barche partono all'alba, rimanendo in mare per circa 3-4 ore,viene inserito "l'occhio" (apparecchio che serve a individuare i banchi di pesce. Individuati i banchi di pesce si cala la rete che viene trainata dalle due imbarcazioni.
Il pesce pescato viene suddiviso a seconda della qualità. In genere ogni giorno vengono prese circa 1000/1500 cassette di pesce azzurro (sardine, sarde, alici, sgombri, ecc..)
Queste vengono possibilmente vendute ai commercianti, in quanto maggiori sono le possibilità di guadagno e all'Aima.
Quest'ultima ritira ogni giorno 1500 cassette di alici, che vengono trasformate in mangime.

I ramponi
La pesca con i ramponi si svolge con delle casse di ferro con denti saldati in una lama quanto il rampone. I ramponi sono di due tipi:uno per le sogliole, l'altro per le capesante. È una pesca massacrante per il lavoratore costretto a uno o due soli giorni di riposo settimanali e ad uno sforzo enorme.

I parancai
La pesca con i parancai si effettua con una barca di circa 10 metri.Il "parancalo" è un filo di nailon lungo 300 metri,con tanti ami distaccati un metro dall'altro. Con i parancai si pescano anguille,passere e "go".

La pesca delle vongole
La pesca delle vongole si svolge con delle attrezzature meccanizzate. Dalla poppa della barca viene gettata un'ancora del peso di circa un quintale. Si procede poi,con una barca finchè il cavo d'acciaio del vericello non è in tiro. Viene poi gettata in acqua una specie di cassa trascinata dal vericello ingranato e collegato con una cinghia al motore della barca. Quando si è vicini all'ancora, la cassa viene alzata e le vongole riversate in coperta, e vengono messe con un badile , in un "tamiso" (attrezzo per pulire,dividere le vongole dalle piccole e da eventuali crostacei).

I re
La pesca dei "re" si effettua con piccole barche. La rete, è lunga circa un chilometro e alta un metro e mezzo. Si pescano per lo più, sogliole, passere e cefali.

I pescherecci
La pesca sempre stata a Chioggia una delle attività principali,anzi per molto tempo,quasi l'unica attività svolta.Spesso anche le donne hanno partecipato a tale attività aggiustando o costruendo le reti o vendendo (questo solo a Sottomarina data una diversa visione del ruolo della donna) il pesce catturato dagli uomini.

Fin da tempi antichissimi ci sono giunte notizie sull'arte della pesca,tramandato da padre e in figlio. Già il senatore romano Cassiodoro ce ne parla nel VI secolo dopo Cristo mettendo i evidenza come la maggior parte della popolazione si dedichi e si cibi quasi esclusivamente di pesce.

Le barche più antiche, adottate nel compartimento marittimo di Chioggia sono le tartane,e le sardellere.Le tartane erano barche molto robuste e stabili e vennero anche usate, già dal XIV secolo, come velieri e barche da combattimento da parte della marineria veneta. Le sardellere venivano usate quasi esclusivamente per la pesca delle sardine. Nell'ottocento cominciò la decadenza delle tartane ed iniziò l'epoca del bragozzo.

Il Bragozzo


La costruzione:
Il bragozzo, costruito nello squero mediante i sesti (sagome prefissate, che servivano a ricavare le corbe, cioè le ordinate dello scafo), verso la fine dell'ottocento era lungo 12 metri e mezzo, largo 3,15 e alto 1,05 metri aveva boccaporto centrale a proravia, uno a poppavia e un portello a prua. Il timone raggiungeva la lunghezza di quasi 4 metri. La fase di costruzione iniziava con le aste di prora e di poppa in legno di rovere molto robusto, cui poi erano fissati i magieri (i corsi del fasciame). L' ossatura dello scafo era costituita dalle còrbe. Tra i magieri di prua e di poppa erano posti i mancoli d'ormeggio. Il fasciame veniva piegato con il fuoco, ottenuto bruciando una qualità di canna palustre: il legno era riscaldato e, tenendolo sempre umido con fango, si cercava di dargli la curvatura voluta. Terminata la coperta, si procedeva alla rifinitura e poi alla calafatura, effettuata per mezzo di stoppa catramata, inserita negli interstizi mediante appositi scalpelli e battendo con un grosso martello, detto magio. Quindi lo scafo era ricoperto all'interno e all'esterno di pece (la pégola). Poi si fissava l'albero di maestra, cui provvedeva l'alborante ed erano issate le vele, confezionate dal velèro oppure tagliate e cucite dagli stessi uomini, mentre alle reti da pesca provvedevano le donne della famiglia. Particolare attenzione era riservata alla costruzione del timone, la parte più robusta dell'imbarcazione, poiché svolgeva anche, in parte, le funzioni della chiglia: per costruirlo si usava una nutrita schiera di attrezzi: morsetta, pialla, verìgola, mazzuola e martello. Non mancava a prua del bragozzo il fogòn, ossia il braciere costituito di solito da una semplice cassa rettangolare foderata di lamiera di zinco, che serviva per la cottura del cibo. Lo scafo di un bragozzo risultava molto robusto e resistente alle continue sollecitazioni, consentendo l'utilizzo di questa imbarcazione anche nelle più difficili situazioni.

Le vele:
La vela è sempre stata il simbolo, l'emblema caratteristico e più appariscente del bragozzo chioggiotto, tanto è vero che il vigariolo (un pescatore divenuto avvistatore marittimo) riconosceva a distanza i vari paroni dei bragozzi dal colore e soprattutto dalle raffigurazioni dipinte sulle vele. Normalmente le vele dei bragozzi chioggiotti alla seconda metà dell'800 erano due per quelli di misura maggiore e una per quelli di misura minore. Le vele di poppa e di prua (de tronchéto) erano al terzo, qualche volta compariva anche il fiocco. Erano gli stessi pescatori o le loro donne che confezionavano la vela, cucendo insieme 34-35 sfèrzi (cioé teli), non senza aver prima praticato col coltello il taglio di sotto, per darle la giusta obliquità. Poi gli uomini si interessavano di armarle. Esse venivano armate nel tradizionale sistema di origini remote, che si può far risalire all'epoca delle galere , e definito come armatura alla pescatora: così era possibile far assumere alla vela anche una certa forma a sacco, che consentiva di sfruttare meglio il vento con andature di bolina. Quando il vento era forte si utilizzavano i metafioni, cioè dei cavetti penduli fissati alla vela, posti su file orizzontali. Quindi si procedeva alla dipintura delle vele usando i colori più facili da reperire ai quei tempi: l'ocra, il rosso mattone, il nero e a volte l'azzurro, il verde e il marrone. La colorazione delle vele veniva fatta con la teréta, colore in polvere, che veniva sciolta in acqua di mare; esse venivano poi poste al sole ad asciugare, quindi gettate nell'acqua di mare per togliere la polvere lasciata dalla pittura ed infine esposte ancora al sole perché asciugassero definitivamente ed essere così pronte per l'uso.

Le decorazioni:
Un tempo lo scafo dei bragozzi veniva abbellito con varie decorazioni. A prua erano dipinte ad olio figure alate nell'atto di suonare la tromba, dette ànzoli (Angeli), o soggetti sacri, insieme, ai lati, alle pesséte che, se contornate o incorniciate, dette bòli. Scopo di questi dipinti era, ovviamente, quello di ottenere la protezione dei Santi o della Madonna. Altri dipinti piuttosto comuni erano: colombe bianche col ramo d'ulivo, dischi solari, piccoli occhi (questi ultimi di chiaro significato apotropaico). Si tratta di tradizioni di origine cristiana o egiziana. Spesso i pescatori chioggiotti personalizzavano le loro imbarcazioni con disegni geometrici molto semplici sulle fiancate e sulle impavesate o con a prua stemmi o bandiere relativi al luogo di provenienza.

La Laguna


Un ambiente naturale davvero unico che l'uomo riesce, da sempre, a mantenere lottando contro l'insidia delle acque.
Una sottile striscia di sabbia protesa davanti al mare e, dietro, stagni percorsi da correnti marine; non lontano si vedono campi coltivati e, a distanza, il profilo dei colli. Così duemila anni fa, la descriveva Tito Livio, raccontando lo sbarco dello spartano Cleonimo in guerra con i Patavini; e così ci appare ancora adesso la Laguna di Venezia, uno dei più complessi sistemi idrografici d'Europa, nato dalla lotta tra i fiumi che portano le sabbie al mare e quest'ultimo che le risospinge indietro.
La Laguna Veneta è costituita da specchi d'acqua poco profondi solcati da canali naturali ed artificiali, da terre che sono periodicamente sommerse dalla marea e da isole sulle quali sorgono i centri abitati.

Situata tra il Mare Adriatico e la fertile pianura Veneta, la Laguna di Venezia, con i suoi 550 km2 di superficie, è la più vasta area umida del Mediterraneo.

La Laguna è separata dal mare da sottili lidi sabbiosi come: la penisola del Cavallino, l'isola del Lido ed il litorale di Pellestrina.

Il mare comunica con la Laguna attraverso le interruzioni di questi lidi denominate "bocche di porto" e sono le bocche di porto di Lido, Malamocco e Chioggia.

L'intera area lagunare, oltre ad ospitare centri urbani unici al mondo per patrimonio storico ed architettonico, costituisce l'habitat di un elevatissimo numero di specie naturali e vegetali, da salvaguardare e da proteggere.